Lo stile di questo breve saggio che Alessandro Tesauro, dedica al poeta Ezra Pound – da lui considerato, in anni passati, come autore da tramandare, e ora come persona da ammirare – è quello dello schizzo: lieve, divagante. Dato che la migrazione delle idee di poetica ha sempre qualcosa di fatale e allo stesso tempo di vago, Tesauro ha l’intonazione del narratore mentre riflette sulla potenza dell’arte di Pound. Il suo scritto, come il titolo suggerisce, vede nel grande poeta scontroso l’ascendente implicito della Beat Generation. Allen Ginsberg, Jack Kerouac, e i loro colleghi più introversi, mutuarono tutti da Pound la spregiudicatezza del poetare-contro. I supporti che la filologia dà a questa tesi sono, in fondo, di interesse marginale – e l’autore infatti li trascura in favore dell’intuizione immediata di un’indole comune, tra questi liberi discepoli e il loro ispiratore silente, che sfocia in una visione del mondo analoga. Equilibrato e garbato, questo saggio non si preoccupa di prendere parte al dramma dello scontro tra il poeta e il suo tempo, ma è sapiente nel considerare gli effetti di questo scontro e il lascito di consapevolezza che tocca al lettore.
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